C’è un bosco che Agip ha perforato per decenni, in diversi modi e direzioni e nonostante l’inquinamento conclamato conviva con pascoli, funghi ed asparagi, a Cugno Le Macine tra Ferrandina e Salandra tra stupende querce, l’acqua da anni assume colorazioni e profumi particolari.

Nonostante il lavoro della magistratura negli anni ’90 e le svariate analisi fatte in questi anni ed i sopralluoghi con le stesse forze dell’ordine anche queste anomalie ad oggi sembrano colpa di “ignoti”. Dopo le tante analisi positive fatte in questi anni abbiamo deciso di ripeterle per l’ennesima volta e le anomalie continuano.

L’alluminio a 1569 mcg/l, il ferro a 1789 altri metalli in tracce. Grazie all’offerta sostanziosa di un unico cittadino di Pisticci siamo riusciti anche a ricercare fenoli e radioattività. Parametri nella norma questi ultimi e nessuna traccia di idrocarburi pesanti tuttavia diverse tipologie di oli minerali non abbiamo potuti ricercarli per ragioni di budget.

Rimane l’oblio del dubbio: la Regione evita di fare un punto zero geochimico di suoli ed acque e ciò che viene liquidato come contaminante di origine naturale in realtà ha serie probabilità, soprattutto quando sorge presso impianti minerari, di essere in realtà o un derivato diretto delle suddette oppure una cessione naturalmente maggiorata dall’alterazione degli ecosistemi: falde acidificate fanno diluire maggiormente i metalli naturalmente presenti. A sostegno della prima ipotesi vi è un testo che parla del pozzo Elce 1:”…durante la perforazione di Elce 1 questo intervallo stratigrafico mostrava gradienti di pressione molto elevati tali da richiedere fanghi di peso elevato. Durante l’ultima fase di perforazione da metri 3993 a TD in concomitanza con la diminuzione della presenza e degli strati anidritici si registrava un drastico abbassamento della pressione idrostatica  e nonostante la diminuzione del peso del fango il foro era soggetto a forti assorbimenti 326 metricubi/ora.” In questo testo la compagnia ammette che, ipotizzando un paio di giorni di utilizzo di fanghi a base di ferro, praticamente sotto terra si sarebbe pompato l’equivalente di una vasca da irrigazione di additivi chimici ( 7824 metricubi di fanghi perforativi al giorno ) arrivando a settimane o mesi di trattamento si può creare una diga di additivi sotterranei il cui isolamento idraulico ed effettiva tossicità è ignota. A Cugno Le Macine invece di capire i reali danni dell’Agip e del suo indotto locale che “custodiva” i pozzi, il consorzio italo-russo Geogastock continua a lavorare all’idea di stoccare in situ il gas nelle medesime cavità contaminate.

Pretendiamo che le autorità competenti facciano tesoro dei dati e delle condanne già raccolte per i rifiuti sversati illecitamente nei pozzi Agip nei decenni passati nell’area di Cugno Le Macine, ove tra subsidenza, inquinamento e condanne una diga di rifiuti rimane non bonificabile e non ufficialmente isolata a centinaia di metri di profondità a ridosso di un’enorme distesa di acqua sotterranea. I pozzi come le discariche non hanno i dovuti monitoraggi nè in fase operativa men che meno nella delicatissima fase di post-vita e si continua ad usare il territorio per mero profitto deregolamentato nonostante lo stesso defunto Ing. Griffa parlasse dell’abbondanza del ferro nei serbatoi del COVA. Dopo la via Herculea in Basilicata oltre alle vie del petrolio e dell’acqua si intravede nettamente una “via dei metalli” che almeno in provincia di Matera va da San Mauro Forte fino alla foce del Cavone passando per Ferrandina e Pisticci…

F.to Andrea Spartaco, Giorgio Santoriello