WP_20151105_12_05_17_Pro

L’Arpab e l’Agrobios complessivamente ed ufficialmente sino ad oggi, hanno svolto tre esami sulla qualità di suoli ed acque superficiali nel sito di Marinagri: non si può chiamare indagine perché poggia su pochissimi campioni, e le analisi ovviamente non sono sempre conformi alle leggi, infatti non sono accreditate e ricercano solo pochi inquinanti. Sono analisi spot, e già questo è una dato su cui riflettere: un progetto a così elevato impatto non ha un monitoraggio ambientale pubblico e continuo, propriamente definibile “completo”. Nel 2005 Arpab prelevò un campione di terreni di scavo da Marinagri: nessuna contaminazione in termini di legge nonostante il parametro “cromo totale” arrivò a 135 mg/kg ( la prima soglia di contaminazione è a 150 ) e poi tracce consistenti di nichel, arsenico e zinco. Tutti i metalli – composti inorgaci da ricercare sarebbero dovuti essere 18, ma l’Arpab ne cercò solo 8.

L’Arpab tornò nella zona “molo nord” di Marinagri nel 2007 e trova nei suoli l’arsenico a 5,8 mg/kg, il cromo più basso rispetto al 2005, a 78, mentre per il mercurio manca il dato e la giustificazione della relativa omissione. Ad un’analisi superficiale sembrerebbe tutto ok ( ed improvvisato ), ma spulciando le direttive europee in materia di qualità dei sedimenti marino-costieri e per le acque di transizione ( standard ISPRA decreto ministeriale n.56/2009 ) i valori già rilevati da Arpab nel 2005 avrebbero imposto all’autorità pubblica di continuare e ripetere negli anni successivi, nonché estendere, i monitoraggi  ambientali per applicare le prescrizioni incluse nel decreto in questione, al fine di prevenire e monitorare i fenomeni di bio-accumulo e degradazione qualitativa degli ambienti costieri e delle acque di transizione, studiandone i sedimenti, ma in Regione Basilicata su queste tematiche si viola sistematicamente la legge, probabilmente anche col dolo, perché neanche a farla apposta l’Arpab non ha più dati sui sedimenti/suoli di Marinagri da dopo il 2007, quindi prima che entrassero in vigore limiti qualitativi più severi. Secondo il DM 56 del 2009 nei campioni di suoli di Marinagri non vi è il rispetto dei parametri chimici qualitativi per nichel e cromo totale e la Regione invece avrebbe dovuto fissare in seguito standard di qualità dei sedimenti anche per quel contesto come per tutto il resto del territorio regionale, tornando periodicamente a monitorare l’andamento. Nel 2011 invece l’Arpab torna ma non per i suoli, coincidenza con il DM 56/09 in vigore, ma per la qualità delle acque superficiali nei pressi di un non ben precisato scarico riconducibile all’rea di Marinagri: da premettere che prima del 2011 quest’analisi non era stata mai fatta da Arpab. Nelle analisi, sempre incomplete, si trovano valori qualitativamente rilevanti per: cloruri, solidi disciolti e solfati e lo stesso discorso di mancata valutazione e monitoraggio per la qualità dei sedimenti è stato fatto per le acque superficiali che dovevano ricevere per legge un giudizio di qualità da Arpab: giudizio di cui non si trova traccia, almeno nel rapporto di prova consegnatoci, anch’esso incompleto per il basso numero di sostanza ricercate.

Ma mentre per Marinagri i problemi si trovano applicando gli aggiornamenti alle leggi vigenti, aggiornamenti ignorati in Basilicata in materia di miglioramento e tutela dei corpi idrici e relativi sedimenti, per Marina di Pisticci – Lido Macchia, i problemi ambientali sembrano così marcati ed estesi che basta raffrontarli ai limiti di legge principali, ossia quelli del dlgs152/06. Limiti questi ultimi che secondo la stessa Ispra sono impropriamente applicati perché troppo alti al fine di tutelare la degradazione ambientale o al fine della prevenzione/ripristino dello stato ambientale ideale.

A fare le analisi ambientali per la Nettis Resort, quindi per il Porto degli Argonauti, fu tra il 2005-06, il laboratorio del Dott. D’Arienzo ( già condannato decenni or sono per aver alterato le analisi di una discarica del gruppo Iula e in seguito consulente del Comune di Pisticci per studiare i fanghi neri del Cavone ). Nei terreni campionati per il monitoraggio ambientale del porto pisticcese, D’Arienzo rilevò contaminazione da cadmio in due campioni di suolo, nonché alti valori d’arsenico e tracce persistenti di mercurio in molti campioni (analisi che vi alleghiamo sotto ). Nelle acque di falda invece stranamente i valori di: cadmio, mercurio, cromo, piombo, nichel ed arsenico si fermano sempre a ridosso della soglia di legge senza mai superarla ( coincidenza comune per oltre 10 campioni). Quindi agli Argonauti venne rilevata anni fa contaminazione di legge nei suoli per una sostanza cancerogena, ed un cattivissimo stato di salute per almeno una falda.

I Comuni di Policoro e Pisticci hanno saputo, si sono interrogati, hanno fatto qualcosa in merito alle problematiche sopra esposte? Vedremo cosa ne pensano le autorità preposte ai controlli.