Nel video allegato un agricoltore di Appiano sulla strada del vino (BZ) confessava il mese scorso tutta la sua ignoranza o malafede in quanto secondo lui il pluritossico fungicida Dithianon “…non è veleno…” dice nel video. Mente perchè mal informato o per disinformare? Chi utilizza i fitofarmaci non dovrebbe avere un patentino dal quale derivano precise responsabilità e conoscenze? Tra queste non c’è la conoscenza della loro tossicità allora perchè nasconderla agli altri? L’agricoltore parla così perchè sa che a monte le stesse istituzioni locali se ne fregano del rischio sanitario legato all’utilizzo dei fitofarmaci? Penso di si perchè la disinformazione è così sfacciata ed immediata quando è parte integrante del sistema-territorio, a riprova il recente caso della delibera 142 che ha autorizzato con un blitz lobbistico l’attacco chimico alle falde potabili altoatesine. Queste dinamiche pensavo di relegarle ad alcune zone di Italia, come la petrolizzata Basilicata che come la Provincia di Bolzano, non si è dotata ancora di un piano regionale o provinciale di tutela idrico, un piano che sistematicamente viene tardato da Nord a Sud per favorire gli interessi delle lobby: gli agricoltori in Alto Adige ed i petrolieri in Basilicata, al fine di menomare nei tribunali un’eventuale opera risarcitoria che sarebbe priva ad oggi di una fotografia dello stato ambientale pre-impatti. Invece, forse, la lobby dell’agricoltura chimico-intensiva altoatesina è riuscita a far passare 16 anni tra la legge provinciale del 2002 – “Disposizione acque” – e l’adozione della sola bozza-stralcio del piano provinciale di tutela delle acque datata 28 dicembre 2018. Alcuni dei passaggi per giungere alla sola bozza c’hanno impiegato anche 7 anni come nel caso della caratterizzazione dei corpi idrici superficiali (2009), sei anni invece per l’individuazione dei corsi d’acqua sensibili (2015). Tempi stranamente lunghi per la provincia autonoma dell’efficienza amministrativa.

Ad oggi la bozza consultabile del piano di tutela idrico sul sito istituzionale è quella ferma al 2004 infatti priva di tutte le leggi e gli inquinati previsti dalle normative post 2006. Se venisse oggi adottato questo, come piano di tutela, praticamente centinaia di inquinanti sarebbero invisibili ai controlli e mancherebbe ogni valutazione ecologica in senso stretto.

Nel 2009 con la delibera 1543 la giunta provinciale altoatesina snocciolava centinaia di giudizi di qualità sui corpi idrici altoatesini, tutti con un giudizio di qualità dal buono all’ottimo…peccato che in allegato non ci fossero le analisi originali, infatti la delibera parla di caratterizzazioni che secondo la normativa dell’epoca avrebbe comunque imposto la misurazione di centinaia di paramatri diversi, parametri dei quali nella delibera non c’è traccia. Termine indicato per la fine delle indagini deliberate nel 2009? Il lontano 2015.

L’allegato alla delibera del 2015 invece parla quasi esclusivamente di morfologia ed idrologia relativamente a portate ed impatti dell’idroelettrico sugli ecosistemi fluviali ma nulla sull’aspetto chimico ed ecologico nonostante già tra il 2009 ed il 2010 fossero stati emanati i due aggiornamenti al testo unico ambientale in materia di tutela delle acque.  Numerose le carenze anche alla luce dei supporti informativi forniti dalla Provincia di Bolzano, come il geocatologo, supporto si ma privo di numerosi contenuti; perchè sul geocatalogo non vengono riportate: le contaminazioni idriche, o dei suoli o dell’aria noti, oppure l’elenco dei siti contaminati, o gli impianti sottoposti a direttiva Seveso? Insomma perchè non mettere su cartine digitali e tematiche sovrapponibili tutti i dati raccolti dall’Appa e la conformazione delle aree di tutela potabile?

Tante le scartoffie, le delibere e gli allegati sui fitofarmaci e la tutela idrica in Alto Adige ma chissà perchè i due argomenti viaggiano separatamente da sempre. Nelle leggi provinciali i rischi per l’acqua sono dapprima gli incendi, infatti nella legge provinciale del 2002 mai si citano espressamente i rischi ambientali derivanti da agricoltura, allevamento ed industria. Di conseguenza dopo queste macro-omissioni altre nel dettaglio giungono a seguire, più tecniche ed invisibili, infatti mai citata in nessun atto amministrativo, è la ricerca dei metaboliti ( i sottoprodotti della degradazione dei fitofarmaci ), nè dei coformulanti degli stessi, quasi sempre metalli pesanti, IPA, fenoli, polimeri etc ed il set delle sostanze da ricercare è sempre ridotto all’osso e non è bastato neanche trovare livelli di cocaina superiori a Milano nel depuratore di Bolzano per far partire un vero dibattito sulla qualità dell’acqua riversata nell’ambiente, anzi si è rincarata la dose ed oltre la cocaina a marzo con la delibera 142 la giunta provinciale ha autorizzato anche uno scriteriato uso di decine di fitofarmaci altamente tossici e persistenti nelle aree di tutela dell’acqua potabile! Aree di tutela il cui vero perimetro non è noto, come non noti gli studi che hanno portato a perimetrarle, nè è ancora completamente nota la reale tossicità anche sinergica di numerosi principi attivi, il tutto affidandosi per giunta al parere del Centro di Laimburg, un laboratorio di analisi per gli agricoltori non certo un’istituto sanitario o scientifico che si occupa di tossicità! Senza pareri sanitari terzi, preventivi e scientifici si è autorizzato manu militari uno scempio contrario ad ogni buon senso, precauzione e democrazia adottando oltre il parere del Laimburg le linee guida dell’Arpa Toscana, linee redatte senza alcuna revisione scientifica terza e puntuale!

Ma se i consorzi agrari vendono circa oltre 300 prodotti – principi attivi di fitofarmaci perchè l’Appa nel bollettino Ispra ne ricerca solo 150 circa? Chi controlla il territorio e difende la salute pubblica si è mai preso la briga di controllare effettivamente cosa si usa, cosa si vende e cosa sfugge ai controlli? Perchè l’APPA di Bolzano secondo l’Ispra nel 2013 ricercò 209 sostanze e nel 2014 scese a 167? Quanti controlli vengono fatti a sorpresa sui campi? Gli ispettori fitosanitari perchè non pubblicano ogni anno un bollettino delle sanzioni erogate e dei patentini revocati o sospesi per irregolarità nella somministrazione dei fitosanitari? Chi controlla le buone pratiche sul campo al momento dell’irrorazione? Quali politiche attive si mettono in campo per la tutela dei residenti che vivono affianco ai terreni trattati? La mia risposta generale? La provincia di Bolzano ha dato piena dimostrazione del suo asservimento alle logiche di mercato ed alla lobby degli agricoltori con la prova palese del finto studio sanitario del 2015 che unitamente alla scarsissima trasparenza sulla filiera dei controlli completa e conferma il quadro di una classe dirigente locale avida di denaro che vuole nei medesimi luoghi spremere la natura col turismo di massa e con l’agricoltura chimica, col traffico e con l’industria, con la cementificazione e con l’asfalto, per far convivere forzatamente diritti abitativi con logiche industriali e spingere sempre più la pressione antropica sia in montagna che nelle valli soffocate tra: traffico, agricoltura ed industria, un modello insostenibile targato Qualitat Sudtirol.

Riprova delle ingerenze lobbistiche è stata l’intervista a Schuler di due settimane fa, articolo al quale togliendo ipoteticamente il nome dell’intervistato mi è sembrato di leggere i ragionamenti di un lobbista della Bayer o della BASF piuttosto che di un amministratore pubblico. Emblematica la sua disinformazione, il suo negazionismo professionale che allude ai soliti controlli ferrei e completi, che lo stile di vita intensivo-industriale protegge il nostro benessere mentre col biologico diventeremmo tutti più poveri e meno nutriti! Tipico del lobbista è modificare la realtà a proprio vantaggio partendo da presupposti reali ( come la ricerca del benessere individuale ) e negare sistematicamente le libere denunce tacciandole di allarmismo: in un contesto corrotto la denuncia è il problema ma è il denunciante che deve essere silenziato ed ecco che i danni d’immagine sono da chiedere ai ricercatori che hanno trovato i fitofarmaci anche a 1600 mt di quota. La politica parla come le lobby e gli scenari ipotizzati dai politici non sono mai verificabili in maniera terza… poi come al solito l’assessore nell’intervista la butta in caciara toccando il costo del cibo, gli stili di vita, i posti di lavoro e la co2 catturata dai frutteti dimenticando la co2 emessa per produrre, trasportare ed usare i fitofarmaci o la capacità assorbente tolta ai boschi tagliati per pascoli e coltivazioni. Per incentivare questa disinformazione di regime fatta da una politica espressione delle lobby e non dei cittadini, serve anche il marketing e la sequela di bollini ingannevoli come quello della Qualitat Sudtirol: vendere ad alto prezzo prodotti non locali ma spesso solo lavorati sul posto, difendere il profitto di pochi cartelli svalutando le vere tipicità locali che se fossero davvero artigianali e locali non potrebbero garantire le attuali richieste di mercato richieste dai cartelli. E così chi si sforza di fare vero bio è circondato da un ambiente ostile mentre i grossi cartelli possono permettersi un bio tutto da verificare  e da loro stessi monopolizzato, e se il vero bio arriva dopo a costare tanto e perchè non viene garantita giusta concorrenza tra la vera qualità sostenibile ( poca e locale ) ed il mercato del biologico fatto per la maggior parte dagli oligopolisti che influenzano anche le delibere di giunta imbottendo così per legge l’ambiente di sostanze tossiche. Ovvio che una cattiva spartizione della ricchezza impone a tanti cibo di media o bassa qualità e per pochi ricconi cibi di alta qualità… ma per il lobbista Schuler questo discorso forse è complesso ed impopolare dal punto di vista elettorale, meglio impaurire la gente con scenari distraenti dai veri problemi.