Pochi giorni fa è stato pubblicato dall’Arpab l’ultimo rapporto di monitoraggio delle deposizioni atmosferiche e dei suoli a ridosso dell’impianto Italcementi di Matera. Il periodo d’indagine risale al bimestre marzo-aprile 2016, ma i dati sono stati pubblicati a dicembre. Anche questo sito industriale è uno scandalo tutto lucano, ma partiamo dall’ultimo rapporto Arpab ed andiamo a ritroso nel tempo.

l'Italcementi - fonte Sassilive
l’Italcementi – fonte Sassilive

Quelle diossine che in realtà sarebbero oltre soglia. Secondo la modellistica ( ossia il modello previsionale di dispersione degli inquinanti ) recepita da Arpab, la cava di calcare Trasanello dovrebbe essere la zona di massimo impatto ambientale, ma non sempre è così, anzi. In questa IV campagna di monitoraggi la massima deposizione di microinquinanti organici ( diossine, furani e pcb ) l’Arpab la rileva nel deposimetro denominato “agriturismo Torre Spagnola” con valori di 2,11 pg, ossia fino a 7 volte superiori a quelli rilevati nella cava Trasanello. Anche nel 2013 e nel 2014 erano altri i punti/stazioni più contaminate da diossine rispetto alla cava quindi questa modellistica di Arpab appare debole. Fatto sta che l’Arpab come al solito gioca e male, con le parole, e come al solito mal comunicando dati e rischi potenziali, dice che “picchi” a parte ( ossia contaminazioni massime – ndr) i valori delle deposizioni sono nella norma, perchè la norma presa da Arpab è quella del Belgio che fissa i limiti a 21 pg, il valore più alto tra quelli vigenti ( mentre alla stazione Angolo Nastri si superarono nel 2014 i 17 pg ): se Arpab e Regione Basilicata per tutelare ambiente e salute usassero come riferimento i valori guida tedeschi o francesi i problemi per Italcementi sarebbero partiti da tempo, ma nell’adozione dei limiti belgi c’è un’altra truffa: infatti i valori guida del Belgio si usano o su media mensile o su media annua: l’Arpab le analisi le fa circa per un mese l’anno ove il valore di riferimento è 21, ma su media annua in Belgio il limite scende a 8,2: quindi se Arpab controllasse le deposizioni tutto l’anno costantemente quale sarebbe il risultato?Attenzione all’inceneritore vestito di cemento, infatti se paragonate i valori Arpab del 2016 con alcuni valori analoghi rilevati a: Taranto, Melfi, Statte o Porto Marghera vedrete come i presunti picchi dell’Italcementi si collochino in realtà in un range di valori simili a quelli tarantini o veneti, anzi con valori anche inferiori a Fenice, stando alla tabella Arpab allegata al IV rapporto sull’Italcementi.

i fumi dell'Italcementi in questa foto di Mimmo Genchi - gennaio 2016
i fumi dell’Italcementi in questa foto di Mimmo Genchi – gennaio 2016

Alle diossine sommiamo il benzoapirene rilevato nel 2016, ed i metalli che nei deposimetri sono tutti sotto i limiti ma anche qui accade l’ennesima “coincidenza”: su migliaia di probabili referti, l’unico metallo che poteva rappresentare una contaminazione in termini di legge, il tallio ( già ritrovato oltre soglia anni fa ) si ferma a 1,99 in località Trasanello a fronte di un limite di 2. Interessanti sono gli andamenti dell’alluminio, non normato ma massiccio nei campioni, mentre il mercurio pare non venga proprio cercato. Invece per il nichel se vi fosse una assennata omogeneizzazione dei limiti di legge internazionali ( del resto la tossicità dovrebbe essere comune al genere umano e non differenziata per nazionalità tranne casi documentabili ) il nichel rilevato a Matera sarebbe il doppio di quello ammesso in Austria o Svizzera.

Nei suoli contaminazioni da berillio, stagno e tallio: continua la contaminazione da berillio in un punto ma Arpab non evidenzia il dato ( potrebbe essere naturale ma bisognerebbe dimostrarlo ), analogamente vengono ignorate le contaminazioni nei suoli, da stagno in due punti, e da tallio in uno (p.29/35 del rapporto Arpab 2016 ) ed Arpab non specifica quando e dove usare i riferimenti per suoli pubblici o industriali nonostante la maggior parte dei campioni pare provenga dall’esterno dell’impianto. Da osservare anche la presenza di PCB nei suoli e la mancate ricerca delle diossine negli stessi. Non capiamo il motivo per cui Arpab misuri poi il benzoapirene in m2 se la normativa lo preveda in m3: la normativa italiana di riferimento è rappresentata dal DM 25.11.1994 e dal D. Lgs. 152/07 e s.m.i., che per il benzo(a)pirene fissano un valore obiettivo di 1,0 ng/m3, calcolato come media su un anno civile – ma Arpab come fa a calcolare la media annua se monitora un mese all’anno? Le conclusioni dell’Arpab sono le solite: “occorre aggiornare i monitoraggi”, ma di: dispersione, catena alimentare, effetti sinergici, tutela del parco della Murgia e tanto altro è sempre meglio non parlare.

Ma nell’AIA dell’Italcementi l’Arpab non compare: infatti scorrendo l’AIA non compare alcun organico e sistemico obbligo di Arpab ma solo per gli autocontrolli dell’azienda medesima, anzi Arpab lavora in base ad un protocollo neanche in base ad una AIA, protocollo anch’esso spudoratamente violato e disatteso dal 2013 – praticamente la dimostrazione della deregolamentazione totale degli obblighi ambientali; a questo punto potevano anche verbalizzare il lavoro svolto per l’Italcementi sulla carta igienica. Già l’Arpab esiste solo per gli stipendi del personale, ma non trovarla citata neanche nell’AIA è come non veder scritta la parola “repubblica” nella costituzione italiana.

la distanza tra l'ospedale di Matera e l'Italcementi: 4,4 km
la distanza tra l’ospedale di Matera e l’Italcementi: 4,4 km

Il protocollo sull’Italcementi venne sottoscritto nel 2011, esaltato da De Filippo, Adduce e Benedetto, era un progetto faraonico: centraline pagate dal privato ed installate da Arpab, biomonitoraggi con i licheni, analisi di falde, acque superficiali, suoli, aria fino al centro urbano di Matera con totem informativi in tempo reale in piazza Vittorio Veneto come promise Agatino Mancusi – ad oggi tutto consegnato alla memoria e per quanto ci riguarda anche alla procura perchè le omissioni, i conflitti ed i ritardi sugli impatti ed i monitoraggi dell’Italcementi sono ancora più deficitari e gravi di quelli di altri siti produttivi lucani ben più noti. L’Italcementi è affianco al parco della Murgia e il parco si trova tra l’ospedale di Matera e l’Italcementi, ma questa disposizione geografica non ha mai attecchito nel dibattito dei salotti buoni della capitale della cultura o dell’Unibas. Ridicolo il sito di Italcementi sulle emissioni, in perfetta assonanza con chi si rifiuta di capire cosa respira e mangia ma anela alla ribalta europea.