Altra triste medaglia: la magistratura giocherà di rimessa o risalirà alle responsabilità?

L’Ispra ha pubblicato il rapporto nazionale “Pesticidi nelle acque 2013-14“, rapporto nel quale mancano i dati da Roma in giù, al netto delle isole. All’anno secondo l’ISTAT vengono usate in Italia 130mila tonnellate di pesticidi ( quelli noti e tracciabili ) ed inoltre riporta l’Ispra:” Ci sono, inoltre, i biocidi impiegati in tanti settori di attività, di cui non si hanno informazioni sulle quantità, manca un’adeguata conoscenza degli scenari d’uso e della distribuzione geografica delle sorgenti di rilascio. Il monitoraggio dei pesticidi nelle acque richiede la predisposizione di una rete che copra gran parte del territorio nazionale, il controllo di un grande numero di sostanze e un continuo aggiornamento reso necessario dall’uso di sostanze nuove.”

Continua l’Ispra: “ Nel 2014, in particolare, le indagini hanno riguardato 3.747 punti di campionamento e 14.718
campioni e sono state cercate complessivamente 365 sostanze (nel 2012 erano 335). Nelle acque superficiali sono stati trovati pesticidi nel 63,9% dei 1.284 punti di monitoraggio controllati (nel 2012 la percentuale era 56,9). Nelle acque sotterranee sono risultati contaminati il 31,7% dei 2.463 punti (31% nel 2012). Le concentrazioni misurate sono in genere frazioni di μg/L (parti per miliardo), ma gli effetti nocivi delle sostanze si possono manifestare anche a concentrazioni molto basse. Il risultato complessivo indica un’ampia diffusione della contaminazione. I livelli sono generalmente più bassi nelle acque sotterranee, ma residui di pesticidi sono presenti anche nelle falde profonde naturalmente protette da strati geologici poco permeabili.

Le Regioni più contaminate risultano essere Toscana ed Umbria per le acque superficiali, mentre per le falde, Sicilia e Friuli. Pesantemente contaminata la Pianura Padana, mentre aumentano le sostanze presenti ed i relativi metaboliti – molti dei pesticidi rinvenuti sono i medesimi indagati anche per la diffusa moria/disorientamento delle api. In Veneto ed in Provincia di Trento risulta esserci il maggior rapporto tra vendita di pesticidi ed ettari coltivati.

Il problema è serio soprattutto per le sue implicazioni sanitarie: innanzitutto non vi è uniformità nella raccolta dati, i laboratori delle varie Arpa/Appa non parlano le stesse lingue e la legge ancora non vincola l’armonizzazione della raccolta dati. Manca un piano di prevenzione nazionale specifico e praticamente queste sostanze, anche miscelate tra loro, finiscono nella catena alimentare, nei consumatori e nei bambini con l’aggiunta che i controlli sanitari sono scarsi rispetto alla mole del problema ed a volte, volutamente omessi o ritardati per non danneggiare il settore agricolo.

Per l’Ispra è un problema nazionale:”Per alcune sostanze, più di altre, la contaminazione per frequenza, diffusione territoriale e superamento dei limiti di legge, costituisce un vero e proprio problema, in alcuni casi di dimensione nazionale. Tali evidenze indicano la necessità di un’analisi critica delle attuali procedure di autorizzazione delle sostanze, e richiedono che una corretta valutazione del rischio dovrebbe considerare in modo retrospettivo anche i dati di monitoraggio ambientale.”

L’effetto cocktail:”I dati evidenziano, ancora più che in passato, la presenza di miscele di sostanze nelle acque. È aumentato, infatti, il numero medio di sostanze nei campioni, e sono state trovate fino a un massimo di 48 sostanze diverse contemporaneamente. Dagli studi prodotti finora emerge che la tossicità di una miscela è
sempre più alta di quella del componente più tossico. La valutazione del rischio deve, pertanto, tenere conto che l’uomo e gli altri organismi possono essere soggetti all’esposizione simultanea a diverse sostanze chimiche, e che lo schema di valutazione usato nell’autorizzazione dei pesticidi non è sufficientemente cautelativo riguardo ai rischi della poliesposizione.”

Mancano numerose informazioni tossicologiche sugli effetti sinergici, tuttavia decine di queste sostanze sono persistenti, bio-accumulabili, e cancerogene o tossiche per l’uomo e per i feti, per non parlare delle interferenze endocrine, neuro ed epato-tossicità e correlabili anche all’endometriosi, nonchè Parkinson ed Alzheimer.

La figura “da niente” della Basilicata, bocciata dall’Ispra a sua volta guidata dal condannato in Cassazione, De Bernardinis. La Basilicata ha mandato a Roma i dati del solo 2014 per 15 miseri campionamenti, per sole 34 sostanze, troppo poco per scrivere un report sulla Basilicata, infatti l’Ispra dice di noi che:” Il monitoraggio effettuato non è adeguato per rappresentare il reale impatto dei pesticidi e non consente di esprimere un giudizio adeguato sullo stato di qualità delle acque.”

Segnaliamo le mancanze di Arpab e Regione Basilicata per l’ennesimo omesso controllo. A questo punto le aziende sanitarie come hanno potuto fare prevenzione per la salute umana? Da quanto tempo è in corso quest’esposizione, visto che lo scorso anno già Andrea Spartaco documentò il decadimento delle acque di falda del Metapontino?