I modi utilizzati sono da Terzo mondo.

di Redazione Basilicata24

Dopo diversi articoli di stampa e relative conferenze in merito al Pozzo Morano, la Gas Plus ha deciso negli ultimi tempi di esprimere la propria versione dei fatti rivolgendosi direttamente al Sindaco Leone. I modi utilizzati dal quarto gestore nazionale di gas sono da Terzo Mondo, infatti la memoria dell’azienda milanese per il sSindaco Leone consta di 4 fogli scritti in word, senza firma, senza passaggio al protocollo, senza riferimenti di legge e priva di qualsiasi intestazione o rifinitura che rispecchi l’importanza del caso, insomma un brogliaccio scritto in fretta al computer e consegnato al Sindaco per tranquillizzare la comunità. Invece l’effetto è stato l’opposto, perché i firmatari della presente sono offesi e preoccupati per l’inconsistenza della risposta della Gas Plus. L’azienda precisa che il Pozzo Morano non può interagire con la falda, sia per la collocazione della stessa che per l’ingegneria costruttiva del pozzo medesimo. Bene prendendo atto di ciò, chiediamo alla Gas Plus di rendere pubblici tutti gli studi ingegneristici, le prospezioni geognostiche e le mappature di falda da essa possedute, perché ciò che da loro viene affermato è di una gravità implicita enorme. Purtroppo Gas Plus ed amministrazione locale bene farebbero a recepire e rispettare le norme comunitarie in materia, che relativamente alla difesa delle acque e dell’ambiente parlano chiaro, infatti sia il Principio Comunitario di Precauzione ( enunciato nell’art. 191 del Trattato di Funzionamento UE ) che le direttive europee n.2000/60/CE, n.2004/35/CE e n.2010/75/UE, impongono di prevenire od impedire qualsiasi azione antropica volta a danneggiare l’ambiente e le acque (intese come corpi idrici sotterranei o superficiali con particolare attenzione per le acque ad uso umano e per le aree di ricarica dei corpi idrici stessi). La legge comunitaria stabilisce espressamente la subordinazione dell’interesse economico alla tutela dell’ambiente. In base alle leggi europee in vigore già il primo punto della relazione della Gas Plus desta profonda preoccupazione perché ammette nella zona la presenza di falde, ricordiamo in una zona agricola, ricca di falde perché vallata fluviale del Sinni, nonché zona di emungimento delle acque di falda sia da parte di alcune aziende presenti nella zona che da parte di famiglie che da sempre utilizzano l’acqua di pozzo. Altresì ricordiamo che l’area è per vocazione alluvionabile, perché zona valliva di pertinenza fluviale, ed alla Gas Plus basterebbe dire la verità sulla stratigrafia geologica dell’area che presenta nei primi strati sabbie ed argille fluviali, oltre alla presenza a pochissimi kilometri del Centro Enea-Itrec: ergo diversi coltivatori di candonga, la nostra fragola prestigiosa, coltivano ad oggi tra un sito nucleare ed un pozzo di gas. La tecnica realizzativa del pozzo la conosce, come sempre in Italia, solo il privato così come le miscele chimiche ed acide utilizzate dalle aziende estrattive per scogliere gli strati rocciosi e preservare l’integrità delle proprie trivelle. Nel mondo sono migliaia i casi documentati di rottura dei tubi estrattivi e dei relativi strati di cemento per svariati motivi, di cui potremmo parlare se la Gas Plus non si sottraesse puntualmente al libero dibattito. La Gas Plus confonde altresì il rischio idrogeologico naturale, con il rischio indotto ed aggravato dall’attività antropica, che oltre al fattore idrogeologico mina gli aspetti sanitari ed ambientali dell’area. Tutti a Policoro ricordano lo spaventoso incendio del 1991 che interessò un pozzo di gas e che rimase ingestibile per oltre una settimana, tuttavia pochi ricordano o conoscono gli effetti sanitari ed ambientali che quell’incendio ebbe per alcune famiglie della zona. In barba a ciò che a Policoro successe, la risposta della Gas Plus chiude dicendo che:”…….avendo sostenuto investimenti nell’ordine di diversi milioni di euro, deve poter dar corso alle proprie attività, omissis, inserendosi appieno nelle recenti politiche energetiche di sviluppo nazionale”. La Gas Plus cerca di tranquillizzare la popolazione ignorandola e consegnando direttamente nelle mani del Sindaco, una memoria che sarebbe faticosamente accolta anche da una tribù del Terzo Mondo. Il diritto comunitario impedisce il gioco assurdo che i petrolieri stanno perpetrando ai danni della Basilicata vietando l’estrazione di gas/petrolio in aree abitate e ricche d’acqua. Noi chiediamo il blocco di questo abominio, ed invitiamo per l’ennesima volta il Sindaco Leone a emettere ordinanza urgente per impedire il prosieguo dell’attività di ricerca, così come la legge gli impone e come già fatto per altro dal Sindaco di Grumento. Inoltre, invitiamo altresì la Gas Plus ad un pubblico dibattito ove estendere il confronto a tutta la cittadinanza e magari utilizzare l’occasione per chiedere scusa per quella relazione prodotta senza firma dell’estensore, perché la Gas Plus, come tutti i cittadini e le imprese normali, deve rispettare la legge. Vale per tutti, anche per la Gas Plus.

Giorgio Santoriello – Gruppo Trenta, Giovanna Bellizzi – Portavoce Mediterraneo No-Triv

Sab, 22/03/2014 – 17:38

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