Quando gli scienziati vengono “bocciati in trasparenza”.

L’Associazione Cova Contro ha segnalato all’ANAC, alla Procura di Potenza e alla Direzione Nazionale Antimafia nonché all’Ispra ( quest’ultima responsabile per l’Italia dell’applicazione della Convenzione di Aarhus ma non esente da conflitti d’interesse ) l’atteggiamento oscurantista perpetrato dall’INGV nei confronti dei lucani circa la mancata pubblicazione, divulgazione, informazione, trasparenza e pubblica partecipazione su: gli studi, le relazioni, i costi dettagliati, la comunicazione del rischio e la prevenzione, ed addirittura anche il testo del protocollo d’intesa, riguardante il progetto congiunto con ENI, per il monitoraggio sismico e geofisico della Val d’Agri. Incuriositi da tale oscurantismo abbiamo inoltrato il 10 gennaio mezzo pec una richiesta di chiarimento, che è andata persa a detta di INGV, quindi inevasa ( primo reato ); superati i 30 gg previsti per legge abbiamo inoltrato un sollecito anche al responsabile per la trasparenza dell’ente che ci ha risposto in maniera incompleta e frammentaria.

La prima relazione nell’ambito del progetto Ingv-Eni la pubblicammo nel novembre 2015, in sintesi una sorta di “tesina”, ove l’Ingv faceva a metà il suo lavoro dicendo che Eni non aveva rilevato numerosi terremoti causati dalla re-iniezione petrolifera a Costa Molina 2, e che quindi Eni monitorava con strumenti obsoleti. Nessun parere sul rischio pubblico per sismicità innescata, mai citato il principio di precauzione o la delibera interministeriale del 1977 in materia di re-iniezione, praticamente una consulenza resa da un ente pubblico ad ENI sulla qualità della sua rete sismica. Se il parere fosse stato assoggettato ad un procedimento VIA o ad un AIA sicuramente l’INGV sarebbe stato costretto a citare tutte le leggi, i rischi e quindi a dare parere negativo alla re-iniezione?

Ad oggi nonostante i nostri articoli, ancora nessun ente ha pubblicato la relazione del dicembre 2014 (che vi alleghiamo), figuratevi la successiva del dicembre 2015. Il Sindaco di Montemurro interrogato ufficialmente ha detto di non aver ricevuto alcuna relazione postuma al 2015, firmata INGV, invece Ingv nella pec inviatami quasi un mese fa dice di aver consegnato alla Regione Basilicata sia la relazione 2015 che uno studio conclusivo del progetto Val d’Agri.

Questa collaborazione Eni-Ingv è strana, perché sia sul sito Ingv che su quello Eni non compaiono informazioni precise: il progetto Val d’Agri non compare nel rendiconto Ingv del 2014, pubblicato nel 2015, e nessuna informazione appare sulla pagina Ingv della responsabile scientifica del progetto Eni- Val d’Agri. Il responsabile trasparenza INGV, Tullio Pepe, ci ha risposto tra un errore ed una mancata risposta, che l’importo del progetto Val d’Agri – Eni-Ingv è stato per tre anni, complessivamente, di 1.113.000 euro, dei quali, ma questo il responsabile della “poca trasparenza” non lo ha scritto, circa 150mila euro l’anno sono stati spesi per i ricercatori: il resto sarebbero anche i costi di utilizzo dell’attrezzatura Ingv, quindi pubblica, da parte di Eni.

A far parte della filiera del progetto Val d’Agri ci sono due scienziati di cui abbiamo già scritto su Basilicata24 nei mesi scorsi: Fedora Quattrocchi e Claudio Chiarabba, all’epoca quest’ultimo propose alla Quattrocchi di “mettersi in proprio” nella collaborazione con Eni, costringendo la Quattrocchi a segnalare il caso al responsabile della poca trasparenza dell’ente, Pepe. Ma nonostante ciò compaiono insieme nel parere pubblicato da Eni, sul mancato nesso di causalità tra l’estrazione petrolifera ed il terremoto del 28 dicembre 2014. Il nesso non c’era secondo loro, ma probabilmente non c’erano neanche tutti i dati per escluderlo dettagliatamente.

Gli scienziati amici dei petrolieri ma non della trasparenza?  Parlare di Ingv è un terreno minato: interessi trasversali, commissariamenti, doppi incarichi (tra pubblico e privato), bassissima trasparenza, lotte intestine, mobbing, legami con privati e politica ( che nomina i vertici dell’ente ) e meno male che è un ente di ricerca scientifica. Premesse tutte le storie giudiziarie e non che hanno coinvolto vertici e ricercatori di Ingv negli ultimi anni, Fedora Quattrocchi appare come una studiosa libera e determinata in Italia e nel mondo, meno in Basilicata. Infatti la responsabile scientifica del progetto Eni-Val d’Agri è venuta in Basilicata a febbraio per presentare il tour 3D di un pozzo petrolifero, affiancando un ricercatore della 3DRes, spinoff dell’Università La Sapienza, che sul proprio sito sponsorizza opinabili teorie di comunicazione e tecnologie legate allo sfruttamento del sottosuolo.

Quattrocchi e Chiarabba tornano alla memoria per il parere sul terremoto del 28 dicembre 2014, nel quale si affrettano a spiegare che non c’è alcuna correlazione tra il sisma e l’attività di Eni – come facciano a dirlo se in seguito la relazione Ingv sulla val d’agri dirà che ci sono ancora dati mancanti nella conoscenza del sottosuolo rimane un mistero. I dati su cui: Quattrocchi, Chiarabba, Ingv o 3DRes approntano i loro lavori sono nella quasi totalità dei casi forniti dal controllato, la compagnia petrolifera, unica ad avere i soldi, i software ed i professionisti per acquisire dati a chilometri di profondità. Che la Quattrocchi sia esperta e capace è chiaro, il problema è che numerosi suoi contributi e pubblicazioni appaiono in convegni/riviste dedicate al solo ambito petrolifero-energetico-stoccaggio CO2, o meglio sempre con implicazioni economiche, su riviste come T-Energy, bollettino della Total fino al Sole24ore; troppe competenze tecniche concentrate in un’unica figura, tutte competenze tra l’altro con potenziali e strategiche ricadute economiche oltre che ambientali. Che per la Prof.ssa Quattrocchi l’ambiente sia secondario lo si desume anche dal suo recente post sul referendum del 17 aprile, nel quale la Quattrocchi, ex-responsabile scientifica del progetto Val d’Agri-ENI, si dichiara a favore delle trivellazioni a patto che siano fatte bene. Ma come si fa a trivellare “bene” se la politica e le compagnie petrolifere non vogliono i controlli fatti “bene”?

Quanto si può essere imparziali e terzi se il controllato paga per tre anni ricercatori pubblici-controllori, dandoti accesso a dati preziosi a cui tanti altri non possono accedere, con la possibilità anche di pubblicarli e presentarli in giro per il mondo? Uno scienziato (quindi super-partes ) pagato con soldi pubblici, può pronunciarsi pubblicamente a favore delle trivelle se ha lavorato per verificarne l’impatto sismico? A controllare Eni avrebbe dovuto essere un’equipe più imparziale che tenesse più a cuore leggi e scienza e che non avesse avuto contatti economici con Eni?

Il contratto Eni –Ingv è stato stipulato il 30 luglio 2013 ed ha avuto come oggetto:” servizi di ricerca, studi e rilevamenti in campo geofisico, sismico e geochimico” per un importo di 1.113.078 euro. Ad oggi lo studio è concluso e l’Ingv, nonché altri suoi ricercatori come Luigi Improta, ci hanno mandato solo abstract ed una pubblicazione che riprende ciò che già stava scritto nella relazione in nostro possesso. Il resto è stato presentato a San Francisco,Vienna e Praga, non in Basilicata, come al solito. Anzi il Dott. Improta era presente nel novembre 2015 all’Unibas durante il convegno sulla microsismicità, evento nel quale né lui, né gli altri docenti presenti hanno parlato chiaramente ed oggettivamente delle lacune e dei rischi che corre la Val d’Agri in tal senso.

Nel piano triennale Ingv-Eni del 2007-09, Eni compare nei progetti di acquisizione di dati gravimetrici off-shore (utili anche per la ricerca di idrocarburi – ndr) nonchè consulenze da Eni per lo studio sui gas serra. Nel rendiconto 2014 altre collaborazioni, ma per importi irrisori ma la Val d’Agri nel rendiconto non compare.

Il modello Errani in Basilicata? La Regione Basilicata dal canto suo avrebbe ricevuto tra il 2013 ed il 2015, due relazioni ( dicembre 2014 pubblicata da noi in anteprima ) nonché una relazione conclusiva di centinaia di pagine per la chiusura del progetto – tutto top secret come ai tempi di Errani per il terremoto in Emilia Romagna. Praticamente finito il progetto da oltre un milione di euro non è dato conoscere le analisi della acque di strato, come e dove le acque di strato si spostano, la profondità reale di re-iniezione ossia fino a dove il pozzo e incamiciato, l’intercettazione di falde, la questione della sismicità innescata. Forse il fatto che il petrolio potesse anche anticipare un forte terremoto naturale era un problema per più di qualcuno. Quanto serenamente ed approfonditamente hanno potuto lavorare i ricercatori del progetto val d’agri se molti di loro sono stati assunti come cococo o con contratti da precari? Come si può definire un bianco ambientale per la sismicità se i dati strategici li ha forniti Eni? Nonostante questi scienziati li abbia seguiti in conferenze, interviste, pareri, quando si parla di petrolio in Val d’Agri nessuno di loro ha mai scritto né del principio di precauzione, né della delibera interministeriale del 4 febbraio 1977, né della convenzione di Aarhus, praticamente omesse tutte le leggi – convenzioni internazionali e nazionali che potevano ledere l’interesse petrolifero.

Il walzer dei soliti nomi e gli studi fotocopia. Stranamente negli ultimi anni: CNR, ISPRA ed Ingv hanno fatto tutti degli studi molto simili sulla sismicità antropica ed addirittura nello studio ISPRA i nomi degli esperti sono sempre gli stessi – da Dolce (condannato per gli isolanti sismici in Abruzzo), Mucciarelli dell’OGS ma docente anche Unibas da sempre mai critico verso i rischi ambientali del petrolio, Luigi Improta etc. Addirittura nello studio dell’Ispra si fa riferimento tra le fonti usate, anche alla rete sismica della quale già documentammo che la stessa non registrava i dati per la Val d’Agri, come ammesso dallo stesso Mucciarelli in una registrazione audio.

Il mondo delle scienze della terra – da scienziati a consulenti. Con poche e preziose eccezioni, l’ambito delle scienze della terra, in ITALIA è ormai un think thank diviso in correnti, politiche, ove la ricerca è dirigibile sulla base della contingenza del committente o della politica. E’ un circuito quasi perfetto, ove si può diventare consulente delle compagnie petrolifere, le quali ripagano con soldi, dati, visibilità e quindi anche pubblicazioni, consolidando i cv di questi scienziati/consulenti che dopo hanno influenza e titoli per governare anche il pubblico, e dal pubblico essere grati al committente. Sembra un sistema perfetto in una nazione che non regola i conflitti d’interesse. Gli enti pubblici girano attorno al problema, usando spesso i medesimi esperti che ballano da una commissione all’altra e stranamente nessun ente pubblica le analisi geochimiche della acque di re-iniezione, né i dati sulla loro motilità ed accumulo in Val d’Agri, perchè quelle acque di strato, oltre 7 milioni di metricubi, da qualche parte saranno andate.

Cosa centra la NATO negli studi sulla sismicità indotta? Nello studio Ispra sulla sismicità indotta/innescata in Italia si cerca di evitare il discorso su quella innescata, vero problema per ENI ed enti pubblici di controllo, ma ad un certo punto si cita la NATO nell’ambito del progetto di ricerca sul tema della mitigazione del rischio da sismicità indotta in Val d’Agri, “sarà presentato nel quadro dell’iniziativa internazionale “NATO Science for Peace and Security” (collaborazione tra OGS, CNR-IMAA e ReLUIS)”. Cosa centra un’organizzazione militare come la Nato con la Val d’Agri? Tra l’altro in partnership con enti / docenti che viaggiano contemporaneamente tra pubblico e privato e che progettano sull’utilizzo delle royalties come il Prof. Masi che ha già postulato un piano edile di adeguamento sismico in Val d’Agri?

Chiediamo alla magistratura un parere.

 

 

3 Commenti

    • infatti, un trittico che la gente collega poco nonostante le numerose evidenze scientifiche

  1. purtroppo per problemi tecnici il contatore di condivisioni ha perso oltre 200 condivisioni, sorry

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