Tra la fine del 2013 e gli inizi del 2014 un gruppo di studiosi del CNR e dell’Unibas, studiò il particolato atmosferico nell’area di Viggiano cercando anche il cosiddetto “black carbon”, ossia un particolato tra i maggiori responsabili dell’effetto serra e vettore di altri contaminanti, come metalli ed idrocarburi. Questo gruppo di studiosi ha studiato le polveri sottili per approfondire la conoscenza sullo stato di qualità dell’aria valligiana. Il loro parere è di “impatto particolare” ( non si capisce se riferendosi al particolato o meno – ndr ), ossia secondo loro la presenza del COVA ha causato un aumento significativo di presenza di ossido d’azoto, benzene e toluene nell’aria della zona: questi risultati nel 2014 dovevano servire ad approntare nuovi modelli di monitoraggio dell’aria, perchè gli studiosi sanno che le sole centraline o il mezzo mobile Arpab, non bastano per monitorare il COVA, e questo lo fanno desumere ma senza scriverlo chiaramente. L’indagine di questo studio ( trovate tutto allegato sotto l’articolo ) si è svolta dall’1 settembre al 31 ottobre 2013, in un’area estesa centinaia di km/q, come visibile dalla foto successiva.wp_20161028_09_55_54_pro

Lo studio rileva forti concentrazioni di ossido di azoto e di composti organici volatili ( sostanze tossiche – ndr) vicino al Cova, e in due punti più distanti, concentrazioni rilevanti di metano ( secondo gli autori riconducibili all’allevamento in situ – ndr) e di idrogeno solforato, però per quest’ultimo non viene ipotizzata la sorgente, anche se facilmente intuibile. I picchi registrati da questo studio per il black carbon a Viggiano, eguagliano i valori riscontrati per la medesima sostanza a Milano, durante un week-end invernale del 2012.

Secondo gli studiosi, biossido di zolfo ed ossido di azoto sono l’impronta principale lasciata dai vari termodistruttori del Cova – e secondo loro, il Cova sta peggiorando nel complesso la qualità dell’aria dell’intera zona, ove sono rilevabili inquinanti sia ascrivibili a processi industriali di combustione ( oltre che al traffico veicolare, di cui la maggior parte è ascrivibile proprio alle attività Eni – ndr) e in particolare le particelle di black carbon potrebbero indicare invece l’inquinamento causato da combustioni non complete.

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Il secondo studio invece, sempre del 2014, dimostra che i livelli di aerosol (particolato: pm 10, 2.5 e 1 ) riscontrati nell’area di Viggiano sono paragonabili a quelli di un sito urbano come Vienna: Viggiano e la val d’Agri tutta con la Valle del Sauro compresa, conta poco meno di 50mila abitanti, Vienna invece ha oltre 1.840.000 abitanti con annessa area industriale.

La favola della torcia del COVA: quando il gas-flaring viene camuffato da sistema di sicurezza. Abbiamo segnalato alle autorità le discrepanze ravvisabili tra ciò che viene riportato nell’AIA per la torcia del Cova e ciò che invece è realmente: un sistema di sicurezza che secondo AIA dovrebbe essere attivo solo in fase di emergenza, spegnimento o avvio dell’impianto, e che invece in realtà è anche un sistema di smaltimento di rifiuti gassosi, noto come flaring gas – i rifiuti gassosi vengono bruciati invece che essere trattati con metodi più costosi ed il risultato è sotto gli occhi di tutti. E proprio l’ultimo studio che vi alleghiamo ha monitorato il gas-flaring del COVA con la tecnologia satellitare: il risultato?

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Sino ad oggi Eni, secondo i suoi dati, avrebbe bruciato ben oltre 1 milione di metri cubi di gas attraverso il flaring, con ignoti impatti ambientali e sanitari ( impatti comunque già ampiamente documentati nella casistica dalla letteratura scientifica – ndr) ma nonostante l’utilità delle tecnologie satellitari, le fiammate si monitorano ancora a voce, mezzo smartphone o per passaparola, nonostante abbiamo in Basilicata un rinomato centro di geodesia spaziale a Matera, specializzato nell’osservazione della terra. Perchè il Cova dalla spazio non viene ufficialmente monitorato? Perchè all’estero la Nasa monitora le intromissioni di idrocarburi negli specchi d’acqua dallo spazio e noi invece non sappiamo monitorarli neanche da terra? Perchè questi tre studi  di cui vi abbiamo parlato non vengono presentanti e discussi in pubblico? Perchè il Sindaco di Viggiano si preoccupa dell’inquinamento acustico quando i dati gravi sono già disponibili da anni su ben altri fronti/fonti? Speriamo che i magistrati che indagano su Eni, trovino tra un convegno e l’altro, il tempo per studiarsi davvero la carte.