Pochi giorni fa abbiamo visionato, non senza stupore ed anche un pizzico di indignazione, le whitelists delle prefetture lucane. Le whitelists sarebbero gli elenchi delle aziende che possono fornire pubblici servizi, in quanto “certamente” esenti da infiltrazioni mafiose, per lavori di rilevante importo economico.

Prefettura di Matera – fonte Interno-gov

Su Matera compaiono come “mafia-free”le aziende o i gruppi: Iula, Castellano e relative aziende ( nonostante gli arresti in passato per il secondo e la condanna sospesa per il primo o le indagini, per reati a sfondo ambientale ), la Falbit ( nella cui cava di Ferrandina abbiamo trovato un ammasso di rifiuti, in seguito anche analizzati con annesse contaminazioni rilevate ), Tecnoparco ( pluri indagata ), e tante altre aziende sulle quali nutriamo forti perplessità sia sui flussi che gestiscono, sia sulla modalità di operatività ed annessi impatti ambientali. Alleghiamo sotto gli elenchi.

Prefettura di Potenza – fonte Interno-gov

Su Potenza invece troviamo come “ok” per la prefettura: la Ageco ( il cui ex amministratore Giovanni Agoglia finì in carcere per Monnezzopoli ),  la Criscuolo eco-petrol service ( Pasquale Criscuolo indagato e rinviato a giudizio in Trivellopoli ), la Pellicano Verde ( traffico di rifiuti ).

Al netto del discorso, non abbiamo i mezzi per capire quanti soci di queste aziende elencate abbiano o condanne definitive o processi in corso, quanti prestanome o scatole cinesi vi siano sul tavolo, ma cosa ancora più grave questo sistema delle interdittive dimostra di non avere alcun carattere preventivo visto che nella maggior parte dei casi deve attendere i tempi della magistratura o la discrezionalità e celerità delle prefetture nel raccogliere informazioni ( le prefetture sono esenti da infiltrazioni ? ) e soprattutto se il reato ambientale da penale diventa amministrativo può non influenzare il procedimento interdittivo. Senza contare che queste sono solo le aziende lucane, con sede legale in Basilicata e non quelle che da fuori-regione vengono a lavorare in Basilicata. Stiamo messi davvero male in Italia, anche su questo fronte la malavita ci sguazza, e nonostante le prefetture attenzionino aziende non interdette, esse continuano a lavorare forse perchè le prefetture hanno scarsi mezzi per “attenzionare” oppure dietro c’è dell’altro e questo dipende dagli equilibri territoriali, equilibri a volte malsani e dettati dalla malapolitica vicina alla criminalità. Cova Contro segnalerà queste dinamiche alle autorità competenti, chiedendo maggiore incisività nonostante alla fine l’ultima parola spetti al TAR.