La qualità chissà se fa rima con salute. Chi parla mai dei trattamenti fitosanitari spinti che deve subire la fragola? Nessuno, perchè è un business importante, dove ci guadagno produttori e venditori di fitofarmaci e relativi mezzi di difesa e somministrazione, smaltitori e coltivatori, quindi tutti muti, stampa inclusa che aspetta lo sponsor della fragola, oppure la politica che dalla fragola aspetta i voti; però qualche volta il leviatano agricolo fa intravedere piccole parti della sua sagoma, come nel caso cloropicrina, finito alla ribalta delle stampa lucana non per i rischi ambientali o sanitari ma, monotonamente, solo per questioni economiche, e quindi svisceriamo anche questo segreto di pulcinella.

un terreno coltivato a fragole nei pressi dell’abitato policorese – luglio 2018

I produttori chiedono ed ottengono in pochissimo tempo l’impegno delle alte sfere politiche, per fare cosa? Sconfiggere la concorrenza spagnola trattando con “un’arma chimica” un alimento, la fragola. “Arma chimica”, la cloropicrina, che come riporta il surreale intervento dell’assessore Braia, era già autorizzata da tempo in “deroga eccezionale” per pomodori ed insalate. Ad andare a Roma ovviamente è il presidente regionale facente funzioni, Flavia Franconi, assessore di basso profilo sino ad oggi, che dalla tutela della salute, mai fatta, passa all’attacco della stessa. Intanto nel 2017 il Ministero della Salute concedeva alla Triagriberia sl, un’azienda spagnola priva di un sito web e con un piccolo fatturato, la messa in commercio per 4 mesi del Tripicrin, contenente cloropicrina ( tricloronitrometano ), fitofarmaco di produzione americana, come si evince dall’allegato in calce.

Leggendo la scheda di sicurezza del prodotto si desume l’elevata pericolosità ambientale del prodotto, ma che come al solito, la composizione chimica dei formulanti, maggioritari nel prodotto, e spesso vero problema ambientale e sanitario dei fitofarmaci, rimane ovviamente ignota perchè coperta da segreto aziendale. Il prodotto ha numerose tossicità, e deve essere usato a 20 metri dai corpi idrici, prevede l’utilizzo da parte dell’operatore di autorespiratore e tute di protezione chimica integrali, ed il Tripicrin è molto tossico ovviamente anche per l’ambiente acquatico e la fauna selvatica. Le abitazioni devono essere distanti ad almeno 50 metri dai punti di irrorazione, e per 15 giorni i luoghi trattati possono essere frequentati solo da personale protetto.

Questa è l’agricoltura di qualità del Metapontino, questa è il concreto fallimento di tutte le norme europee ed internazionali (dalle PAC al Global Gap) che prevedono un utilizzo sostenibile dei fitofarmaci e ridotti impatti ambientali: cazzate, pure e semplici, sul campo la realtà è ben diversa dalle chiacchiere istituzionali, come le tante certificazioni alimentari ed ambientali di qualità che si affollano su Policoro, anzi “Policloro” ormai.

E mentre il Comune di Policoro vuole gettare dalla finestra migliaia di euro per l’inutile certificazione EMAS, in Basilicata e soprattutto nel Metapontino, non esiste uno studio ambientale e sanitario sulla persistenza e migrazione dei fitofarmaci, nè si prevede di farlo. L’ALSIA, pagata da tutti noi, tace su queste pratiche agricole invasive ed impattanti, mentre la tanto diffusa fragola metapontina è praticamente tutta intensiva, quindi inquinante e degradante, ed il biologico nel settore è quasi inesistente. Perchè i produttori locali non pubblicano le analisi svolte in autocontrollo sul prodotto se sono davvero così sicuri della loro qualità?

Perchè ASM ed Arpab non hanno mai pubblicato un solo dato sulla ricerca di questo, come di altri, principi attivi negli alimenti o nell’ambiente? Perchè nell’autorizzazione ministeriale si parla di esito favorevole della pubblica consultazione avvenuta nel febbraio 2017 alla quale sarebbe tra l’altro pervenuto il solo parere dell’azienda produttrice? Come è avvenuta questa consultazione che di pubblico ci sembra non abbia nulla? Quanta cloropicrina ( e relativi sottoprodotti ) rimane nel nostro terreno, nelle nostre falde, nei nostri cibi e forse nei nostri corpi? Da quale vera emergenza è giustificata questa deroga? Dov’è il controllo pubblico sul corretto utilizzo dei prodotti fitosanitari? Perchè viene ignorata la tecnica della solarizzazione, indicata e collaudata da alcuni ricercatori universitari italiani, che aumenta la produttività senza ricorrere alla cloropicrina? Perchè Arpab ricerca fitofarmaci banditi da decenni come il DDT od il lindano e non ricerca quelli in uso o derogati? Perchè l’Arpab non ricerca nelle analisi sulla potabilità dell’acqua la cloropicrina? La Basilicata si conferma composta da tante cupole.