Forse Mirella Liuzzi fa parte del Movimento 5G più che 5S, visto il suo attivismo a sostegno di questa controversa tecnologia straniera la cui vera utilità è poco nota e poco strategica agli occhi di molti a raffronto invece dei tanti pronunciamenti sulla sua tossicità, del resto il “made in China” da quando è sinonimo di sicurezza per i consumatori?

immagini presa dal sito web dell’On. Liuzzi

Mirella Liuzzi, materana laureata in comunicazione pubblica e di impresa, qualifica che casca a pennello per le esigenze della Casaleggio, prima che Di Maio venisse a flirtare con Michele Somma alla Camera di Commercio di Matera, alla Fondazione Bordoni esaltava il 5G, ( nel video sotto allegato dal minuto 5:53 in poi la Liuzzi loda il 5G a Matera per i tour virtuali delle chiese rupestri ma anche per le future applicazioni ):

Nel dicembre 2018 anche il CNR di Roma, che dovrebbe essere un ente scientifico pubblico e terzo, ospitava: Tim, Fastweb, Sky, Ericsson, Nokia ed altri operatori per sponsorizzare il 5g e la sua sperimentazione tra Bari e Matera, alla presenza anche di medici, professori universitari e membri del governo, servizi di intelligence inclusi. La parte del leone all’evento la fanno gli esperti del CNIT, il consorzio interuniversitario ove le accademie nostrane che dovrebbero restare imparziali effettuano consulenze anche per anonimi privati ed ovviamente sostengono anch’essi il 5g sotto l’egida del MIUR. Tra i politici presenti a quell’evento ( numerosi gli invitati assenti ) c’era Mirella Liuzzi che da segretario di presidenza della Camera dei Deputati dovrebbe svolgere un ruolo più istituzionale, forse superpartes rispetto alle questioni tecniche invece no promuove attivamente una tecnologia straniera e privata come il 5g. Un mese prima la Liuzzi andava all’Ericsson day sempre per sostenere il 5g vantandosi della gara statale sulle frequenze, elogiando i flussi di cassa in ingresso per il 5g e mai una parola sulla tutela sanitaria dei consumatori e della loro privacy, parlava di come la vendita delle frequenze avesse rimpinguato le casse statali ma è delle tasche dei politici che in realtà sappiamo poco…

La Liuzzi nell’Ericsson day si vanta di aver inserito Genova nella sperimentazione del 5g con un apposito emendamento: un esperimento esterno al circuito MISE dal quale comunque sono arrivati 2 meuro per la sola rete della città ligure. A settembre 2018 invece Huawei ha incontrato il governo ed anche la Liuzzi, che non manca mai quando si parla di 5G, peccato che il diario della trasparenza da Di Maio a scendere non esista e quindi i cittadini sono privi di un censimento puntuale degli incontri tra le lobby ed i governanti quindi a cosa serve essere connessi più velocemente se il problema è la carenza di informazioni e trasparenza? Se non si vuole la verità allora le connessioni serviranno o a disinformare o distrarre, quindi manipolare per controllare e non essere controllati verrebbe da ironizzare. Ma effettivamente la Liuzzi in diversi video parla da rappresentante aziendale, parla di mercato, competitor, tecnologie più che di valori: non accenna mai neanche per errore ad etica, ideali, conformismo o consumismo, sembra una lobbista più che una parlamentare, messa al posto giusto al momento giusto infatti la Liuzzi non accetta pubblici confronti sul 5G nonostante nella sua Matera diversi genitori ed associazioni inizino ad avversare fermamente questo esperimento. Nel video di Ericsson è interessante la chiusura nella quale si pensa di re-investire nel 5G i proventi dell’asta del medesimo, quindi soldi che rientrerebbero nelle tasche delle stesse aziende che hanno partecipato all’asta?!

Sotto la bandiera del 5G ci sono decine di parlamentari tra i quali la Liuzzi è la più attiva e presente agli eventi pubblici delle aziende del settore come al summit 5G di Huawei dove per lei sembra tutto rose e fiori: tanti posti di lavoro, tanti soldi, tanta sicurezza e zero pericoli. Eppure l’esperta Liuzzi sembra dimenticarsi delle reali forze in campo: l’Italia dal punto di vista della digitalizzazione e soprattutto della sicurezza informatica è tra le democrazie più deboli e lo stesso 5g è visto con sospetto dai nostri servizi di sicurezza. I colossi privati straniere avranno le chiavi del sistema Italia? Loro che hanno investito in ricerca e sviluppo centinaia di volte le nostre somme ci rispetteranno come stato sovrano o la loro tecnologia sarà un cavallo di Troia pagato pure dalle vittime per giunta?

Nel video sopra, relativo all’incontro del 2018 presso il CNR di Roma la Liuzzi annuisce quando il moderatore sottolinea la continuità del governo gialloverde rispetto a quelli precedenti nel campo delle telecomunicazioni ( alla faccia del cambiamento ) e subito dopo la Liuzzi definisce il 5g non una semplice tecnologia ma un “abilitatore” per altre e future applicazioni. Invece a questi ragazzi diventati statisti viene da chiedere: ma per chi lavorate? Per la Casaleggio che vi può assicurare una carriera anche finito il mandato, o per i clienti della Casaleggio? Del resto chi ha più potere contrattuale tra una srl italiana che si occupa di comunicazione digitale ed ha in mano una parte del governo e del parlamento e le multinazionali? I governi cambiano, le srl falliscono o si scindono invece le multinazionali sopravvivono sempre, si riciclano e riciclano, mutano si adattano con i tempi del mercato e della corruzione, regole alle quali la politica e l’etica per fortuna non possono adattarsi altrettanto velocemente ed è in queste discrasie che emerge il lobbismo, la corruzione legalizzata, il controllo dei privati sul pubblico. I politici dovrebbero parlare dei problemi reali e delle soluzioni concrete non fare prozione commerciale altrimenti quale differenza c’è tra Mirella Liuzzi politica e Mirella Liuzzi lobbista del 5g? Chi ci dice che sottobanco non stiano girando favori e regalie per manipolare opinione pubblica ed agenda governativa? Da chi e quanto guadagna la Casaleggio grazie alla sua presenza nel governo e nel parlamento? A cosa servono i lobbisti di una volta se ora possiamo eleggerli ed espellerli alla prima forma di dissenso? Guarda caso i paradisi fiscali sono usciti dall’agenda del movimento e neanche Grillo ne parla più: intanto se una multinazionale volesse arricchire le tasche di movimenti politici e dei suoi esponenti dove pensate verserebbe le mance ?