Tra il 17 aprile ed il 4 maggio c.a. in due eventi pubblici afferenti gli impatti ambientali dell’inceneritore di Bolzano il primo, ed il progettato gassificatore di Cortaccia il secondo, i tecnici sempre presenti erano i luminari del Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Trento. In allegato trovate due video, che riprendono parte di questo scritto.

A Bolzano nel silenzio degli esperti locali, il Prof. Dino Zardi, fisico esperto di metereologia, ha sponsorizzato il modello matematico redatto dal suo staff come prova degli impatti zero delle emissioni dell’inceneritore spargendo per un giorno dal camino dell’Ecocenter un tracciante atossico. Quindi una simulazione di un giorno per tranquillizzare tutti. Peccato per lui che le misurazioni ambientali non si facciano con la sola matematica od usando tecnologie adatte alle previsioni metereologiche ma da sempre altre scienze, come chimica, biologia, tossicologia ed altre studiano nel tempo, e non con i soli “modelli”, gli impatti ambientali a 360°, altrimenti potremmo abolire tutte queste figure professionali e monitorare le industrie con la sola matematica? Peccato che leggi ambientali siano espresse in limiti fatti di microgrammi, litri e metri cubi e non spiegate da sole formule matematiche. A Bolzano manca una rete di deposimetri che misurino mese per mese le deposizioni atmosferiche, manca una sorveglianza sanitaria sulla popolazione specifica per le emissioni di inceneritore o autostrada, mancano dati approfonditi sulla qualità delle falde, e molti contaminanti non vengono ricercati per tutte le matrici ( come il benzoapirene e le diossine per esempio ). Ma i nervi degli studiosi diventati consulenti sono saltati quando si è parlato di conflitto d’interessi, di filiera corta, di bassa trasparenza nei prospetti finanziari, di controllori scelti dalla politica e di privati sempre presenti in attività di interesse primario. A Bolzano, sul finire del primo video, sentirete non solo il nervosismo del rappresentante della CISMA, ma gli scomposti interventi di supporter locali e le risate dell’Ing. Palmitano ( Ecocenter ) che ride anche quando riconosce la mancata pubblicazione dei report sul portale radiometrico dell’inceneritore ( dando la colpa ai pannolini dei pazienti oncologici ed escludendo altre motivazioni ) e dulcis in fundo il Prof. Zardi che chiede al cittadino incalzante:”…chi la paga…” – nonostante per la cronaca sia stato lui, il suo staff e la sua università a prendere oltre 500mila euro pubblici assegnati direttamente senza alcuna gara pubblica. Ma il Prof. Zardi di inesattezze, anche gravi, ne ha dette tante, tra le quali a domanda: ” i vari tipi di inquinanti si muovono e disperdono alla stesso modo ?” La sua risposta non solo è stata affermativa come vedrete nel video, ma convintamente sbagliata, infatti la cinetica degli inquinanti varia a seconda della loro tipologia e conformazione fisico-chimica invece per il Prof. Zardi si comportano tutti allo stesso modo nella conca di Bolzano, asserendolo con un modello meteo-matematico e senza avere pregressi dati ambientali sull’andamento storico di decine di inquinanti.

A Cortaccia invece a differenza di Bolzano, la comunità era presente, preparata ed agguerrita infatti Santini ed accademici dell’Uni Trento, di nuovo stesso dipartimento ma altri docenti, nuovamente pagati, dal privato questa volta, per svolgere uno studio di impatto ambientale carente di dati, ipotesi, rischi e con una fotografia discutibile anche della realtà di partenza. In questo caso però Santini si è rifiutato di dire quanti soldi ha dato per il SIA – studio all’università di Trento, che ovviamente muta e ligia non ha sentito l’avanzare di alcuna questione morale.

L’atteggiamento dell’UniTrento ricorda molto quello dell’UniBas di Basilicata, ossia piccoli atenei locali che col tempo per diverse ragioni, diventano per osmosi politica, vere e proprie centrali di consulenza, prestazioni altre che neanche pubblicano mediante elenchi completi ed aggiornati anche degli importi degli incarichi stessi, infatti il sito accademico trentino è fermo al 2015 mentre in tutta Italia la guardia di finzanza ha contestato a centinaia di accademici il doppio incarico.

Altro coincidenza: la maggior parte dei soci e membri del team CISMA sono laureati all’università di Trento, presso il medesimo dipartimento degli attuali consulenti – strano una provincia autonomista che concede all’ente della vicina provincia, consulenze così delicate e strategiche nonostante la presenza in situ di altri enti di ricerca. Forse l’affare rifiuti ha abbattuto le barriere e stretto legami sotterranei molto saldi tra Trento e Bolzano?

Può un ente che deve rimanere terzo per definizione come un’ateneo, restare autonomo dinanzi ai pagamenti di privati? Può rimanere autonomo ( p.68 appendice statuto Uni Trento ) anche dinanzi ai pagamenti pubblici di fatto assegnati direttamente dalla politica e non assegnati mediante concorso o gara pubblica? L’Università di Trento parla e regolamenta il “conflitto d’interesse strutturale ” nel proprio statuto, eppure in questo caso dovrebbe essere contemplato il conflitto d’interesse sistemico, in quanto è a dir poco bizzarro che a lavorare sugli impatti ambientali della Provincia di Bolzano sia l’università della provincia vicina, che non ha voluto inceneritori ma che esporta verso Bolzano migliaia di tonnellate di rifiuti. La filiera corta ed i conflitti d’interesse, nonchè le ingerenze politiche nella scienza, sono il vero impatto non ancora valutato.