Il 22 febbraio 2015 moriva Carmine Schiavone. Morto naturalmente o meno diventa un dettaglio, del resto dopo decenni anche su Natale De Grazia si è accertata la causa tossica nel decesso e cosa è cambiato? La conferma al dubbio fondato alimenta la certezza della pericolosità delle informazioni di cui si fa portatore il defunto o la vittima che sia: il dato centrale e comune ad entrambi è che queste persone, agli antipodi,  avevano in comune l’aver legato la loro vita alla questione del traffico dei rifiuti e le loro accuse o indagini, non hanno avuto nè risvolti nè compimento ufficiale. Fa male veder morire il portatore di verità ma fa ancora più male veder morire la verità che porta.

Schiavone disse cose gravi e confermate. I suoi sopralluoghi in elicottero con partenza da Pratica di Mare, i tecnici ENEA-IAEA che consigliarono l’evacuazione durante alcune ricognizioni su presunti siti di interramento di scorie nucleari, le decine di accuse ai sabotatori di quelle indagini, Schiavone con una lucidità ed una linearità da showman mi ha tenuto inchiodato per ore dinanzi ai suoi sgrammaticati sfoghi, interventi che rivedo ancora oggi ad anni di distanza. Ricordo quando mise a tacere le mamme campane ricordando loro di far parte di un sistema ipocrita ed omertoso più grande di loro, oppure le sue ricognizioni con Sandro Ruotolo, le svariate interviste alle TV locali…sono la dimostrazione dell’impatto mediatico di un pentito non comune.

Perchè anche la parte ritenuta pulita del patrimonio di Schiavone è stata distrutta? Perchè i suoi averi legittimi e quelli dei suoi familiari sono stati sottratti o cannibalizzati ? Chi gli ha scavato il fossato intorno in vita? I presunti siti di interramento di scorie nucleari sono in molti casi facilmente individuabili con le tecnologie attuali, ci sono riuscito anche io catturando qualche fotogramma ed inserendolo in apposite applicazioni gratuite. Le analisi ed i rilievi di quelle zone dove sono? I verbali dei sopralluoghi perchè non sono stati declassificati?

Terribile la comunanza di visioni e malessere tra Francesco Fonti e Carmine Schiavone: entrambi sinceramente pentiti, realmente utili alle indagini, delusi profondamente da come lo Stato non solo non li abbia tutelati ma da come calati in un’apparente incuria hanno destabilizzato la loro sfera economica e personale, come una regia volta a fiaccare la denuncia di determinati reati e soprattutto pungente la loro mancanza di fiducia verso le indagini scaturite dalle loro dichiarazioni. Carmine Schiavone, un’assassino che parlava come un condottiero romano nel descrivere gli stermini dei Cutoliani aveva però ragione su tante cose: l’omertà e la mafia di Stato erano le vere mandanti della criminalità, un servizio centrale di sicurezza che vessava i pentiti mentre la sua cassaforte veniva svuotata nel 2001 dei dati sui collaboratori sotto protezione quale affidabilità poteva dare se anche lo stesso Fonti accusò visite anomale durante il suo soggiorno protetto a Rovereto? Rimarchevole l’appello di Schiavone rivolto ai pentiti, invitandoli a tutelarsi parlando di tutto e subito ma rivolgendosi ai mass media e non alle sole istituzioni. Schiavone accusò membri della DIA di tentato avvelenamento, segnalò le tangenti ed i favori fatti alle locali caserme campane in cambio di informative precise sulla presenza delle pattuglie, segnalò strani intrecci anche sentimentali tra collaboratori di giustizia, loro parenti, e membri del servizio di protezione centrale.

Vero o no, col senno di poi l’incapacità dello Stato nell’appurare questi reati fa pendere la bilancia verso i pentiti, del resto uno Stato corrotto che non risponde alle domande dei cittadini, che non collabora con loro e che permette ancora oggi a milioni di campani di sopravvivere tra discariche non bonificate o siti contaminati non ancora debitamente studiati ed isolati non si avvicina forse all’idea di Stato di mafia che questi pentiti ci hanno consegnato? Quante dichiarazioni che interessano la Basilicata sono ancora nascoste? Uno Stato che non ha ripreso e concluso ufficialmente le indagini di un eroe come Natale De Grazia non è forse lo stesso Stato di mafia che denunciava Schiavone ? Tecnici e pentiti alla fine dicono la stessa cosa: la verità non la si vuole cercare altrimenti tutti questi rifiuti e queste bonifiche chi potrebbe mai sostenerli economicamente? Quindi meglio far finta di niente e ricordarci che Fonti e Schiavone erano solo criminali e De Grazia un eroe, vittima di Stato, basta ricordare nomi e ruoli in una società corrotta ed ignorante, l’urgenza è dimenticare il messaggio.