Ed ovviamente la stampa in questo fa il gioco del sistema – regione

La Regione Basilicata ormai fa finti ricorsi al TAR, argomentandoli volutamente male, tanto se si perde si torna alla status quo e le spese legali le pagano i cittadini, è stato così per Fenice, oppure si anticipano i tempi sbandierando il TAR come un bluff come per Costa Molina 2. Ad oggi ancora non è chiaro come sia stato possibile per Salvatore Lambiase esautorare il parere vincolante dell’architetto Paolo Baffari, che all’epoca, nel 2013, firmò un chiaro ed argomentato parere negativo al rinnovo autorizzativo della re-iniezione in veste di rappresentante dell’Ufficio Ciclo Acque regionale.

il COVA di Viggiano – 2016

Non ci sono più aggettivi per descrivere la miseria politica della classe dirigente lucana che con la dgr 1384 del 19 dicembre ha riaperto il rubinetto della re-iniezione petrolifera senza di fatto verificare né tutti gli impatti né tutti i limiti legislativi e strumentali della regione e dell’arpab.
Praticamente oltre 30 pagine di deliberato ed allegati che riescono ad ignorare tutti i dati più gravi, dalla mancanza di studi terzi e completi sulla pericolosità sismica di tale attività fino alla mancanza di una modellistica che ci dica dove tutti quei milioni di metricubi di rifiuti speciali tossici finiscano. Abbiamo un Arpab incapace come prima, anzi più di prima visto che in pochi mesi è stata umiliata da Tecnoparco prima e da ENI poi, adesso sconfessata dalla medesima Regione che ne è proprietaria.


La re-iniezione non poteva e non doveva riprendere, lo dicono numerosi studiosi, professionisti, cittadini, dipendenti della P.A., analisi, ma è tutto inutile è come se la re-iniezione dovesse proseguire per mandato divino, violando ogni prerogativa costituzionale ed europea dei cittadini che hanno il diritto di sapere e decidere invece Pittella, come tutti gli altri, deve inchinarsi ai piedi di mamma ENI diventata ormai proprietaria delle istituzioni locali e regionali. C’hanno colonizzato col metodo più vecchio e subdolo, quello del debito: abbiamo dilapidato i proventi economici del petrolio in direzioni sbagliate, criminali e non produttive ed ora le royalties ci servono non per lo sviluppo o la tutela sanitaria ed ambientale, ma per alimentare l’enorme esercito clientelare su di esse costruito, basti vedere come Regione e Comuni lamentino il predissesto finanziario appena le royalties calano, facendo diventare i bilanci pubblici un’arma di ricatto.
Abbiamo mischiato soldi puliti, quelli pubblici, a soldi sporchi, quelle delle royalties, ed il risultato è una democrazia ed una legalità sospese a tempo indeterminato. Sono riusciti a fare la zona franca ma solo nel senso sbagliato, quello della “legalità zero”. Noi proseguiremo tutte le nostre azioni sicuri che re-iniettando la polvere sotto il suolo l’appuntamento con la verità è solo rinviato, e le royalties potrebbero non bastare a pagarne il prezzo.

Ultima chicca l’articolo di oggi sulla Gazzetta, ove la pericolosità delle acque di strato sembra ancora più ridicola rispetto alle informazioni reperibili sulle stesse però sul sito dell’ENI, e la stampa locale conferma la sua incapacità e parzialità, infatti valutano solo alcune fonti ignorando le altre, e la giornalista ignora per le acque di strato: la radioattività naturale, le ammine, il glicole, i polimeri, i mercaptani e tutta una serie di composti organici e di sintesi come i pfoa, in buona parte artificiali, praticamente ciò che Arpab non può cercare o ha iniziato a cercare da poco tempo per essere comunque sconfessata dal suo presidente di regione.