Il problema ambientale, e sanitario, lucano è causato dai lucani stessi, la maggior parte di loro con annessa classe dirigente che ne è degna espressione. Classe della quale fanno parte molti professionisti ed imprenditori, oppure medici ex-amministratori, che dimostrano di non saper leggere i limiti di legge, la loro evoluzione e che addirittura invece di ritenersi fortunati, quando possibile, di avere soglie più basse delle altre nazioni addirittura scherniscono la prevenzione europea che ci permette di aver standard qualitativi più alti del resto del mondo! Un mondo al contrario ove si sbeffeggia la qualità e si apprezza l’arretratezza, con questa ignoranza arriveremo ad invidiare i limiti di legge dei cinesi o degli indiani mandando in malora precauzione, prevenzione e decenni di studi tossicologici. Tutto perchè in una società di ignoranti la vera padrona è l’immagine e nonostante sia accertato l’aumento del tasso di mortalità in Basilicata assistiamo al solito trasformismo nostrano che ci fa diventare rivoluzionari quando non comprendiamo un problema di salute improvviso e grave in famiglia e moderati quando arrivano politica, stampa od interessi economici, come nel caso dell’imprenditore turistico costiero che dopo aver stravolto l’ecosistema costiero aumentando la salinizzazione delle falde di centinaia di ettari sentenzia sui social pareri astratti e mal argomentati su ambiente e salute del territorio!

Sulla questione trialometani ci siamo già pronunciati due giorni fa, ciò che manca è un portale che informi in tempo reale, o quasi, dei prelievi svolti dalle autorità e dei relativi esiti analitici, pubblicando di volta in volta tutte le analisi concluse, cosa chissà perchè mai fatta! E’ da anni che gli addetti ai lavori sanno che per abbattere le cariche batteriche in una rete idrica vecchia e bucata come la nostra l’unica alternativa per rientrare nei parametri microbiologici ed evitare di costruire una rete nuova, è bombardare l’acqua di cloro ( arma chimica giova non dimenticarlo ) e nonostante il cloro è sempre stato oltre il valore guida nelle nostre analisi: Arpab, Acquedotto Lucano e comuni non hanno mai fatto nulla per affrontare seriamente la questione ( sotto allegata nostra pec del 2016 relativa agli alti e costanti valori di cloro a Policoro ).

uno sforamento da trialometani nel 2016 al quale non seguì alcuna ordinanza

Acquisito che il legislatore centrale fa il brutto ed il cattivo tempo su limiti, valori, soglie e relative sanzioni ( il sistema delle deroghe porta a danni sanitari sconosciuti, tranne per esempio nel caso del Lazio ove la deroga sulla soglia dell’arsenico ha contribuito certamente al rialzo dei tassi di mortalità in maniera ufficiale ) a dimostrazione che buon senso vuole che il rischio sia tenuto o sotto zero o prossimo allo stesso in caso però di monitoraggi stringenti e ripetuti nel tempo ed accompagnati da studi sanitari paralleli, cosa ancora non fatta per i trialometani.

Anzi le istituzioni non dicono quale tipo di cloro viene usato, fattore importante, con quali quantità e modalità, e addirittura il legislatore centrale se ne frega ad oggi di investire soldi e ricerca nello stabilire la tossicità di tutte le altre sostanze derivanti dalla clorazione ( i DPB sono centinaia e sono poco studiati e non ricercati ), oppure ripetere gli studi scientifici americani e giapponesi che correlano l’aumento del rischio oncologico per l’esposizione al cloro/clorammine, ed a riguardo illuminanti sono le slides del Prof. Moretti dell’Università di Padova, sotto allegate.

Il problema trialometani è esteso a quasi tutto il Metapontino, con ignoto andamento stagionale, le deroga lasciamole alla Puglia che sulla vicenda Ilva ha già dimostrato cosa vuol dire derogare la legalità ed avvelenare la gente in deroga.

Le analisi on line rimangono ancora prive della speciazione dei trialometani ( ossia indicare le quantità per ognuno dei 4 composti ) e l’acquedotto scrive ancora di analisi svolte ma non pubblicate in originale, premesso che noi i laboratori di acquedotto lucano non li abbiamo mai visti, nè saputo chi ci lavora e con quale titolo. Ad maiora